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Pisa ha svolto un ruolo cruciale nella vita e nel pensiero di Dante. Dalla morte del poeta e pensatore, nel 1321, alla prima metà del Quattrocento, Pisa è stata un centro importantissimo per il culto e lo studio di Dante. Questo studio fu incoraggiato e promosso dalle massime autorità cittadine, in particolare da Fazio della Gherardesca e Pietro Gambacorti, entrambi interessati al rapporto tra Dante e il ruolo culturale di Pisa in Italia e in Europa.

Oggi Pisa è all’avanguardia degli studi danteschi, come indicano:

  • i recenti libri di Marco Santagata (L’io e il mondo. Un’interpretazione di Dante, Bologna, il Mulino 2012; Dante. Il romanzo della sua vita, Milano, Mondadori 2013), che illustrano, da un rigoroso e innovativo punto di vista, il ruolo di Pisa come città dantesca;
  • la pubblicazione nei prestigiosi “Meridiani” Mondadori, con la direzione di Marco Santagata e i contributi di Claudio Giunta, Mirko Tavoni, Gianfranco Fioravanti, Gabriella Albanese, di nuove edizioni commentate delle Rime, del De vulgari Eloquentia, del Convivio e delle Egloge;
  • i significativi contributi di Lucia Battaglia sui codici danteschi miniati e gli studi di Fabrizio Franceschini sugli antichi commenti (Guido da Pisa, Francesco da Buti, Chiose del ms. Hamilton 203 scritto a Pisa nel 1347: Censimento dei commenti danteschi, I. I commenti di tradizione manoscritta fino al 1480, Roma, Salerno 2011).